La realtà è un’illusione

In fisica, il simbolo dell’infinito rappresenta una barriera sulla quale la mente

umana inevitabilmente si infrange, smarrita nell’oblio delle dimensioni volubili.

E anche la realtà sensibile, quella che Aristotele, con felice intuizione, definiva

“ la realtà diveniente” è di fatto una realtà prodotta dai nostri sensi, se è vero

come è vero che, per esempio il cielo blu non è, ma è nero, come la pece, e

che le stelle che vi brillano di fatto sono immobili e forse neanche più esistono.

Si può aggiungere che la stessa realtà scientifica prodotta non già dai sensi, fallaci,

ma dalla ragione, oggettiva, sta perdendo in parte le sue certezze, perché

il “sapere”, nella foga cavillosa di conoscere il dettaglio, si è allontanato e si

allontana sempre più dal “principio unificatore” che dà concreta evidenza a ciò

che ci appartiene e a ciò che ci circonda.

Infatti, supportato dalla tecnologia e surrogato dall’utilitarismo, questo nuovo

sapere è sempre più analitico in entrambi i filoni che lo contraddistinguono: il

filone concentrico, del mondo infinitamente piccolo, e il filone eccentrico, del

mondo, l’universo, infinitamente grande. Al punto che, esplorando il “grande”,

è di necessità precipitato nella realtà dei tanti “piccoli” che lo compongono,

mentre scavando con ossessione nel “piccolo” ha creato, paradossalmente, una

realtà “grande”, così grande da rendere sempre meno intellegibile il principio

generale che la governa.

Insomma, oggi la conoscenza, travolta nelle spire della complessità, è di fatto

come una vite senza fine, un contenitore dove il “grande” e il “piccolo” si configurano

anch’essi come mere illusioni di una realtà sempre più sfuggente, priva

di una “scala” delle dimensioni senza la quale non si sa più quale sia il centro

cui ci si possa, seppur in modo fittizio, rapportarsi.

Così stando le cose, c’è da chiedersi se si riuscirà mai a trovarlo il “principio

generale” che dia concretezza all’illusione dei sensi smarriti e penetri nel contempo

la fatidica barriera dell’infinito, indicando in che cosa consista la realtà

suprema del “tutto” dove alberga l’identità dei diversi: il presente, il passato, il

futuro; le cose visibili e le cose invisibili; le cose corporee e le cose incorporee;

le cose reali e le cose possibili; il mondo umano e il mondo divino; i sogni, le

fantasie e le illusioni. Insomma ogni nostra speranza di certezza.

Soprattutto c’è da chiedersi se convenga trovarlo questo principio. Infatti il giorno

che ciò accadesse il sapere andrebbe inevitabilmente all’equilibrio, come

in una reazione chimica che ha come reagente il mistero e come prodotto la

conoscenza. E con l’equilibrio, esaurito il mistero che alimenta il fuoco della

ricerca della verità, il “tutto” avrebbe fine, precipitando nell’immobilismo del

sapere perfetto, regno del “niente”.

Consola il fatto che, nel caso, lo stupore per la nuova condizione, quella del

“niente” posto al confine estremo del “tutto”, sarebbe forse tale da configurarsi

 

come una realtà mai sperimentata, ancora una volta e di nuovo infinitamente

grande e per ciò capace di reintrodurre lo squilibrio che alimenta, con lo stupore,

la reazione chimica dell’esistenza. In modo da riaprire, con incertezze inesplorate,

i giochi e le indagini che la garantiscono. Anche se a questo punto si

tratterebbe verosimilmente di un esistenza immateriale. Un fatto che potremmo

definire “resurrezione”.

Fantasie!? Forse. Ma vale la pena, cari studenti, che ci riflettiate sopra. Per trovarvi

pronti quando, dovendo gestire la sofferenza e la morte, sarà necessario

trovare le parole che guidano e soccorrono nel lungo viaggio.

Per ora ricordiamoci tutti di alzare ogni tanto gli occhi dai nostri strumenti indagatori,

rivolgendoli al cielo e all’universo infinito. Per godere, nel blu dipinto di

blu, della nostra beata ignoranza. Quella che, nonostante tutto, ci aiuta a vivere

e a lavorare. Perché purtroppo, lei, l’ignoranza, al momento, è l’unica, maledetta

realtà vera. Tutto il resto è infatti illusione. Compresa la nostra, supposta e

supponente grandezza.