… riflessioni e considerazioni sulla “natura”…

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Il pensiero della filosofia classica

La struttura portante della fisica classica che fa capo a Galileo Galilei, a Sir Francis Bacon, a René Descartes e a Sir Isaac Newton, ha come scenario lo spazio tridimensionale della geometria euclidea: uno spazio assoluto sempre immobile e immutabile, come un’immensa scatola nella quale si muovono piccole, solide e indistruttibili particelle materiali.

Secondo un modello simile a quello degli atomisti greci, in più con la descrizione della forza (gravità) che agisce tra le particelle in reciproca attrazione.

Galileo Galilei (1564-1642) per primo combina la sperimentazione scientifica con l’uso del linguaggio matematico, dando l’avvio – come sostiene lo psichiatra R.D. Laing – all’ossessione degli scienziati per le misurazioni e la quantificazione.

Infatti postula che, per descrivere i fenomeni naturali in modo efficace, gli scienziati devono limitarsi a studiare le proprietà dei corpi materiali – forma, numero e movimento – che possono essere misurate e quantificate.

Le altre proprietà come il colore, il gusto, il sapore o l’odore, sono delle mere proiezioni mentali che devono essere escluse dall’ambito della scienza.

Sir Francis Bacon (1561-1626) formula in modo esplicito il metodo empirico della scienza, con la teoria chiara del metodo induttivo.

Inoltre con il convincimento che la conoscenza scientifica debba essere usata per controllare e dominare la natura, quando invece fino ad allora veniva perseguita “per la gloria di Dio” o come si esprimevano i cinesi “per seguire l’ordine naturale” nella corrente del Tao (la buona strada).

René Descartes (1596-1650) sostiene la certezza della conoscenza scientifica e introduce un metodo analitico di ragionamento, che consiste nello scomporre cose; pensieri e problemi in frammenti e nel disporre questi ultimi nel loro ordine logico, ma in due ambiti: quello dello spirito o “res cogitans” (sostanza pensante) e quello della materia o “res extensa”.

Lasciando intendere che esiste un io isolato all’interno del corpo dell’uomo, per cui nella materia non c’è intenzione, vita o spiritualità, ma semplicemente leggi meccaniche che fanno della natura una macchina perfetta governata da leggi matematiche esatte, con l’osservatore che non ha parte in causa.

Sir Isaac Newton (1642-1727) raccoglie questa visione analitico-meccanicistica (Principia, 1687), la coniuga con la visione induttiva empirica di Francis Bacon e formula le leggi della meccanica, nella quale tutti i fenomeni si riducono al moto di particelle materiali che si muovono a causa della loro attrazione reciproca.

Moto da studiare con un metodo nuovo, il calcolo differenziale, capace di descrivere il movimento, sapendo che Dio ha creato tali particelle, le forze che agiscono tra di esse e le leggi fondamentali del loro moto, all’interno di un universo che per ciò funziona come una macchina completamente causale e determinata, governata da leggi immutabili.

Al punto che, in linea di principio, si può prevedere con assoluta certezza il futuro di una parte qualsiasi della natura purché si conosca in un ogni istante il suo stato, in tutti i particolari.

Pierre-Simon de Laplace (1749-1827) con il suo “Traité de mécanique céleste” consacra le leggi della meccanica newtoniana come leggi fondamentali della natura e la meccanica di Newton come la teoria definitiva dei fenomeni naturali, che rimane indiscussa fino alla fine dell’Ottocento, quando emergono ricerche di Faraday e Maxwell.

Michael Faraday (1791-1867) e James Clerk Maxwell (1831-1879) infatti, invece di interpretare l’interazione fra una carica positiva e una negativa come un’attrazione identica a quella che avviene fra due masse, trovano più appropriato sostenere che ogni carica crea nello spazio circostante una perturbazione o meglio, una condizione definita campo, tale per cui un’altra carica, se presente, avverte una forza.

Portando così un mutamento profondissimo nella concezione della realtà fisica, perché mentre nella visione newtoniana il concetto di forza è rigidamente connesso ai corpi sui quali le forze agiscono, ora il concetto di forza è spostato su quello di campo estraneo ai corpi materiali.

Come sarà confermato cinquant’anni dopo da Albert Einstein, che non solo affermerà che i campi elettromagnetici sono vere e proprie entità fisiche che possono spostarsi attraverso lo spazio, ma sottolineerà anche che tali entità non possono essere spiegate meccanicamente.

A questo punto, all’inizio del Novecento, i fisici avevano a disposizione due teorie entrambe valide e capaci di spiegare fenomeni differenti: la meccanica di Newton e l’elettrodinamica di Maxwell.

Di conseguenza il modello newtoniano non costituiva più la base di tutta la fisica né tantomeno il paradigma incontrovertibile.

 

Prof. Renato Scandroglio

 

 

 

 

Seguiranno: Il pensiero della fisica moderna, il pensiero sistemico, il pensiero deterministico